È nelle nostre mani.
Nella nostra vita quotidiana.
In ciò che facciamo e in ciò che permettiamo.
Perché la guerra la costruiscono in pochi.
Ma la pace la facciamo tutti insieme.
È nelle nostre mani.
Nella nostra vita quotidiana.
In ciò che facciamo e in ciò che permettiamo.
Perché la guerra la costruiscono in pochi.
Ma la pace la facciamo tutti insieme.
No alla guerra.
Uno slogan diretto.
Necessario.
Inconfutabile.
Rifiutare la guerra è facile per chiunque abbia un minimo di umanità.
Ma è anche necessario guardare in faccia tutto ciò che la circonda.
Le sue cause.
E le sue conseguenze.
Essere forti non significa non avere paura.
Significa affrontarla.
Significa proteggere la vita quando tutto intorno spinge ad arrendersi.
Oggi, 8 marzo, riconosciamo la forza, la dignità e il coraggio di tutte le donne che difendono la vita.
Perché oggi quella forza è più necessaria che mai.
In questi anni abbiamo conosciuto donne che attraversano il mare con i figli tra le braccia.
Donne che sopravvivono alla violenza, alla fame, alla guerra.
E anche donne sul ponte, in plancia di comando, nel team medico.
Che coordinano, che soccorrono, che denunciano, che non voltano lo sguardo.
I conflitti cambiano motivazioni e interessi, ma colpiscono sempre la popolazione civile.
I governi denunciano e condannano con discorsi solenni, e poco altro.
Ma dove le istituzioni voltano lo sguardo, le persone agiscono. E per questo, noi,
torniamo a salpare verso Gaza.
Difendiamo il rispetto della vita, la protezione dei civili e il rispetto delle leggi che garantiscono la convivenza pacifica tra i popoli.
La pace e la libertà devono arrivare attraverso processi politici, pacifici e legittimi, non tramite bombe e spargimento di sangue.
Rifiutiamo qualsiasi forma di discriminazione, esclusione o violenza basata su chi sei, da dove vieni o in cosa credi.
Difendere ogni vita significa difendere l’uguaglianza.
E possiamo farlo grazie a te.
Aiutaci a continuare.
www.openarms.es/miembro-open...
L’uguaglianza e la dignità di ogni persona sono riconosciute dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e da innumerevoli leggi che l’hanno recepita.
Non sono concessioni, non sono privilegi, sono principi fondamentali.
Origine, sesso, colore della pelle, religione, orientamento sessuale, nazionalità, condizione economica, situazione amministrativa…
Nulla di tutto questo deve essere motivo di discriminazione.
Il diritto marittimo non è ideologia. È legge.
Il dovere di soccorrere le persone in pericolo è sancito dalla Convenzione delle NU sul Diritto del Mare (UNCLOS), dalla Convenzione SAR e dalla Convenzione SOLAS.
Ostacolare il soccorso civile non è fare politica migratoria.
È andare contro la legge.
Continuiamo a lavorare per la protezione dei più vulnerabili e per un mondo più umano ovunque i nostri mezzi ci permettano di arrivare.
Tu ci permetti di arrivare.
Aiutaci a continuare.
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Nel marzo 2022, con Solidaire e altre organizzazioni, abbiamo coordinato un corridoio umanitario aereo da Varsavia verso destinazioni sicure: 16 voli, oltre 2.000 persone trasferite in sicurezza.
Abbiamo inoltre inviato 29 camion con più di 350 tonnellate di aiuti umanitari in Ucraina.
Sono appena trascorsi 4 anni dall’inizio della guerra in Ucraina.
Un conflitto che ha costretto milioni di persone a fuggire dalle proprie case.
In questo contesto, non potevamo restare a guardare. Fin dall’inizio del conflitto, ci siamo mobilitati per proteggere la vita dei più vulnerabili.
L’assedio continua, anche se il mondo guarda altrove.
Nel marzo 2024 abbiamo aperto un corridoio umanitario via mare insieme a WCKitchen.
Nonostante fosse coordinato, abbiamo dovuto sospendere la missione dopo l’attacco che ha ucciso 7 operatori umanitari.
Abbiamo promesso di non dimenticare Gaza.
Open Arms farà rotta verso Gaza insieme alla Global Sumud Flotilla.
Perché la tragedia non è finita.
Ha solo smesso di occupare i titoli dei giornali.
Perché quando i governi tacciono, la società civile deve agire.
La loro decisione è voltarsi dall’altra parte.
E vogliono che sia anche la tua.
Dieci anni fa abbiamo deciso di non farlo.
E continuiamo a farlo.
Aiutaci a continuare.
www.openarms.es/it/dona-ora
Questo non era imprevedibile.
Diventa prevedibile quando si abbandonano le responsabilità pagando terzi e lasciando nelle loro mani — e nel mare — il destino di persone che continuano a cercare una vita dignitosa, lontano dalla miseria, dalla fame o dalla violenza.
Non sono episodi isolati, né incidenti, né “sfortuna”.
Sono le conseguenze di decisioni politiche comode, codarde e disumane.
Sono il risultato diretto dell’inazione politica, dell’assenza di vie legali e sicure e di una strategia basata su blocco, esternalizzazione e silenzio.
In meno di una settimana:
• Un naufragio a sud di Creta lascia decine di persone morte o disperse.
• Decine di corpi affiorano sulla costa libica.
• Altri cadaveri vengono recuperati al largo della Sicilia.
La notizia che si ripete: un altro naufragio, decine di morti, un’altra tragedia…
Questo non è un fallimento del sistema.
È il sistema che funziona a pieno regime.
Salvare vite non dovrebbe essere un atto di resistenza.
Ma oggi lo è.
Aiutaci a continuare.
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Non sono salvataggi, sono condanne.
Il messaggio è inequivocabile: la Libia uccide, sfrutta e fa sparire. L’impunità è totale.
Non possiamo esserne complici né voltare lo sguardo altrove.
Il rapporto è chiaro: non si tratta di caos, ma di un modello strutturale di sfruttamento, sostenuto anche dall’esternalizzazione europea delle frontiere. Ogni euro, ogni accordo, ogni dato condiviso contribuisce a tortura, tratta e sparizione di persone vulnerabili.
L’ultimo rapporto dell’ONU sulla situazione di migranti, rifugiati e richiedenti asilo in Libia è devastante.
Questo è #Origine.
Creare alternative reali affinché migrare non sia l’unica via, ma una scelta libera.
Aiutaci a continuare.
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Il nostro Progetto #Origine lavora lì dove molti non vogliono: al punto di partenza. Non per fare elemosina, ma per offrire formazione, strumenti e opportunità reali.
Non si tratta di dire a qualcuno cosa deve fare.
Si tratta di permettergli di scegliere.
Continuiamo il nostro progetto «Educazione alla Libertà».
Il 2 febbraio siamo stati con gli studenti dell’I.I.S. «Edoardo Amaldi» di Roma,e il giorno 6 ci siamo invece recati nella succursale.
Grazie di cuore a tutti per l’accoglienza e il sostegno!
Lo scorso 6 febbraio, al largo della Libia, un gommone partito da al-Zawiya si è capovolto con 55 persone a bordo.
Chiediamo al Parlamento europeo di cambiare rotta:
attivare una missione europea di ricerca e soccorso.
FIRMA ORA help.openarms.es/rottacomune/
Migrar è un diritto, ma non deve essere l’unica opzione.
In Senegal, nell’ambito del “Programma Origine”, vogliamo evitare che le persone si sentano costrette a intraprendere rotte migratorie irregolari e pericolose.
Perché la vita non dovrebbe essere messa in gioco per mancanza di opportunità.
Gennaio 2026. Nel Mediterraneo centrale, in poche settimane, sono più di mille persone hanno perso la vita in mare, mentre l’attenzione pubblica era altrove.
Chiediamo al Parlamento europeo una missione coordinata di ricerca e soccorso nel Mediterraneo.
Firma ora.
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