Molte giornaliste sono costrette a rinunciare al lavoro per sottrarsi ai maltrattamenti, con effetti che si estendono oltre la singola vita professionale
Molte giornaliste sono costrette a rinunciare al lavoro per sottrarsi ai maltrattamenti, con effetti che si estendono oltre la singola vita professionale
Le molestie, gli abusi di potere e le discriminazioni non si limitano a minare le carriere, ma incidono profondamente sulla salute fisica e psicologica delle giornaliste.
Nell’85% delle testimonianze, gli abuser sono uomini in posizioni di leadership: direttori, caporedattori, caposervizio, redattori ed editori. Il resto del campione è composto soprattutto da colleghi e personale tecnico e amministrativo della redazione.
Dalle testimonianze emerge con chiarezza la posizione di potere di chi compie le molestie: nella maggior parte dei casi si tratta di direttori e caporedattori
Un racconto corale che porta alla luce una discriminazione di genere radicata e persistente
Le testimonianze raccolte compongono un mosaico complesso: dalle molestie verbali ai baci forzati, dai contatti non consensuali ai ricatti, fino a episodi di violenza e tentata violenza sessuale
[NUOVA INCHIESTA]
100 interviste a giornaliste, assunte e freelance, di agenzie di stampa, testate online e cartacee, radio e televisioni italiane.
Leggi l'inchiesta di oggi in collaborazione con Espulse⬇️
Con info.nodes // FADA // Indip - Periodico indipendente di approfondimento// Centro di giornalismo permanente/ Facta.eu con il sostegno di Allianz Foundation
Questa seconda edizione raccoglie sette storie su temi di interesse pubblico, dai fondi agricoli europei al turismo di massa, dai conflitti ambientali alla militarizzazione e alla rigenerazione urbana.
#SenzaSegnale un progetto di giornalismo partecipativo che ha l'intento di riconnettere territori dimenticati dall’industria mediatica, diventando deserti informativi.
Le richieste di accesso agli atti presentate dal Comune di Dragoni e da IrpiMedia sono state respinte dal Gse, che ha invocato la tutela degli interessi economici della società, nonostante l’impianto sia stato ammesso a un finanziamento Pnrr da 16,4 milioni di euro
La catena societaria conduce fino al fondo australiano Macquarie, attraverso società in Lussemburgo e Regno Unito. L’operazione è sostenuta da banche europee e dalla Garanzia statale Archimede di Sace
Il progetto è promosso da Cannavina Srl, controllata da Retina Holding, tra i principali assegnatari dei fondi Pnrr per il biometano, con almeno 21 impianti tra Campania e Lazio
[SENZA SEGNALE]
A Dragoni, in provincia di Caserta, un impianto a biometano finanziato con fondi Pnrr viene autorizzato dalla Regione senza che la comunità locale venisse coinvolta dall’amministrazione comunale. I cittadini scoprono il progetto solo con l’avvio del cantiere nel 2022.
Centinaia di strutture di rieducazione e migliaia di trasferimenti sono stati documentati, mentre poco più di duemila bambini sono stati finora riportati in Ucraina dalle autorità di Kyiv
Per i minori senza tutela familiare il percorso passa da cittadinanza russa forzata, trasferimento e adozione in famiglie russe.
l sistema è veicolato da organizzazioni giovanili come Yunarmia, finanziate dallo Stato e integrate nelle scuole. Solo Yunarmia riceve circa 70 mlioni di euro di finanziamenti all'anno dal Cremlino
Bambini e adolescenti vengono inviati in campi di “rieducazione” (da pochi giorni a due mesi), spesso con trasferimenti forzati anche in Crimea o in Russia, dove ricevono formazione patriottica e addestramento militare
Nelle scuole sono stati vietati lingua e libri ucraini, sostituiti con programmi russi che negano l’esistenza dell’Ucraina, glorificano la guerra e presentano l’annessione come una “giustizia storica”; l’ottenimento di diplomi e certificati sono subordinati alla registrazione militare
Nei territori dell’Ucraina occupata, la Russia ha costruito un sistema di indottrinamento e militarizzazione dei minori, con l'obiettivo di cancellare l’identità ucraina e di formare giovani leali allo Stato russo, potenzialmente pronti al servizio militare.
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🔎 New investigation by @irpimedia.eu, Armando.Info and @occrp.org reveals that more than 70 tonnes of gold sourced largely from Venezuela’s Amazon were routed through Curaçao and refined in Europe before entering the global supply chains of companies such as Apple, Tesla and Nvidia.
t.ly/xF-Bb
Fuori una nuova puntata di #Newsroom ✨
Ep 76 - Ucraina, guerra ai bambini
Nel quarto anno dall’invasione su larga scala dell’Ucraina, i negoziati per un cessate il fuoco restano bloccati e sul campo, la guerra continua.
Ascolta la puntata qui 🔽
La guerra in Ucraina è cominciata nel 2014 con l’annessione russa della Crimea ma dal 24 febbraio 2022, con l’invasione su vasta scala, il conflitto si è diffuso in tutto il Paese.
Quattro anni dopo è possibile ricostruire gli effetti degli attacchi sulle città, non solo sulla linea del fronte.
Queste rivelazioni sollevano una domanda più ampia: quanto metallo di miniera è entrato, e entra, nei mercati internazionali dietro l’etichetta scrap?
IrpiMedia è entrata in possesso di alcune analisi interne della stessa raffineria svizzera. I documenti, vagliati da esperti indipendenti, raccontano un’altra storia: l’oro, almeno in parte, è compatibile con quello estratto in Venezuela
La maggior parte di questo oro veniva etichettato come scrap (oro vecchio, da riciclare), un espediente che permetteva di eludere i controlli più severi previsti per il metallo di nuova estrazione.
L’oro venezuelano diventava made in Curaçao transitando dalla piccola isola caraibica priva di miniere. In meno di un decennio, dall’isola escono ripuliti oltre 110 tonnellate di metallo, per un valore di 4,5 miliardi
Da molti anni l’industria mineraria del Venezuela è sinonimo di violenza, corruzione e devastazione ambientale. L’estrazione incontrollata ha distrutto oltre 2.500 chilometri quadrati di foresta
Queste raffinerie che riforniscono il settore dell’oreficeria ma soprattutto le aziende del big tech come Apple, Tesla e Nvidia
L'inchiesta fa luce sui meccanismi di una filiera che, tra il 2012 e il 2018, ha fatto arrivare oltre 90 tonnellate di oro venezuelano a raffinerie in Italia, Turchia e, soprattutto, Svizzera.
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